Nel 2025 il Dossier Drammaturgie ha invitato i partecipanti e le partecipanti a prendere parte alla ricerca da una prospettiva quasi ontologica: Che cos’è la drammaturgia? Una domanda deliberatamente ampissima messa in campo con l’intento di aprire nuovi varchi di senso e immaginari potenzialmente rinnovabili. Le molteplici risposte raccolte hanno restituito un paesaggio ricco, stratificato e in continuo mutamento, capace di riflettere la complessità delle pratiche drammaturgiche contemporanee.
Con questa seconda edizione, il Dossier prosegue il suo percorso spostando il centro della sua indagine: non più sul che cosa, ma sul perché. Chiedersi Perché la drammaturgia? significa interrogare le ragioni profonde del fare drammaturgico contemporaneo. Significa spostare l’attenzione dalla definizione alla relazione: quella che la pratica drammaturgica instaura con i contesti in cui si sviluppa e per i quali prende forma.
Il “perché” apre a una dimensione insieme intima e collettiva. Da un lato riguarda le motivazioni personali, le urgenze, le necessità che muovono chi crea; dall’altro chiama in causa il potenziale trasformativo, poetico e politico dello spettacolo dal vivo, tanto per chi lo pratica quanto per chi lo attraversa come spettatore o destinatario.
Domandarsi il perché facciamo quello che facciamo è, allo stesso tempo, un gesto basilare e complesso. Implica un posizionamento: dentro una società, dentro un tempo storico, dentro una rete di relazioni. Significa provare a riconoscere le connessioni tra bisogni individuali e urgenze collettive, tra pratiche artistiche e contesti sociali, economici e politici.
In questa prospettiva, il perché della drammaturgia va già a mettere al “lavoro le azioni”, allarga il campo dove le tensioni tra pratiche e immaginari possono continuamente essere rinegoziate.