Rassegna di teatro, musica, conferenze, laboratori di scrittura

Milano, dal 5 maggio al 26 giugno 2016
MUDEC | TEATRO MENOTTI

 

PROGRAMMA

 

 

INNESTI

e in collaborazione con

collaborazione
Dalla necessità di spostare visioni, ripensare concetti, annodare fili e reinventare prospettive nasce INNESTI – Mutazione del paesaggio umano transculturale, nell’ambito del progetto MigrArti, voluto dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Una rassegna di spettacolo dal vivo che contempla: 6 spettacoli e 1 reading (testo del laboratorio), 1 concerto, 3 tavole rotonde/conferenze, 1 laboratorio di narrazione teatrale della migrazione, i cui protagonisti sono giovani autori e artisti “ italiani ibridi”, nati o provenienti da Albania, RussiaPakistan, Afghanistan, Iran, Romania, Brasile, altri paesi, che hanno avviato un processo di lavoro comune con artisti “semplicemente” italiani per intrecciare esperienze e dar vita a qualcosa di nuovo.

Immigrati di prima e seconda generazione hanno disegnato infatti nuovi scenari sociali e culturali nella società contemporanea italiana, cogliendoci a volte impreparati rispetto a un fenomeno che in altri paesi occidentali si è verificato anni prima.
I modelli di integrazione che le società europee hanno sperimentato negli ultimi trent’anni, da quando il fenomeno dei migranti è diventato prioritario nelle agende politiche e sociali del continente, seguono tre diverse linee di convivenza: assimilazione, integrazione, inserimento.

1. L’assimilazione è intesa come adesione completa dello straniero alle norme e ai modi di vita della società di accoglienza.
2. Il concetto di integrazione insiste piuttosto sulla partecipazione attiva alla vita sociale da parte dei nuovi membri, sempre però secondo le regole che la comunità di accoglienza ha prefissato.
3. Quella dell’inserimento, più recente e alternativa alle precedenti, insiste piuttosto sulle condizioni di accoglienza dello straniero e vuole garantire il mantenimento del particolarismo di origine. In questo caso si riconosce allo straniero il posto che occupa in un’economia, in un quadro sociale e culturale e si tende a preservarne almeno parzialmente l’identità di origine, le specificità culturali e i modi di vita.

Questa terza via si avvicina maggiormente alle concezioni di società multietnica e multiculturale. L’accento è posto sulla ricchezza, sulla varietà e sugli stimoli culturali che il pluralismo culturale garantirebbe, grazie a un modello che prevede un mutuo rispetto tra i vari gruppi di una società che consenta alle minoranze di esprimersi senza soffrire di ostilità e pregiudizio.
Ciò che si è determinato, in particolare per la seconda generazione di immigrati (figli che stanno in tutti e due i mondi e molte volte in nessuno, conosciute come G2 e che noi prendiamo solo nel significato statistico-quantistico e non identitario per il semplice motivo che molti dei nati in Italia non sanno, giustamente, rispondere alla più banale delle domande: tu di che paese sei?), è stato un pluralismo delle lingue, delle culture, delle provenienze. Quello che li accomuna è la lingua che hanno scelto: l’italiano, ed è il risultato più interessante e innovativo dell’ibridazione.

Questo movimento ha espresso un valore letterario, e da sommerso, erompe prepotentemente in una infinità di manifestazioni che vanno dalla poesia al racconto, dal romanzo al teatro, dal cinema alla musica. La migrazione, l’erranza, il movimento nel tempo storico e nello spazio geografico, rendono questi autori più sensibili alla realtà globalizzata, anzi cosmopolita o meglio ancora planetaria del tempo presente.

Cosa fa e cosa può fare il teatro per partecipare, com’è nelle sue corde, a sperimentare “ibridazioni”, e far avanzare il processo multiculturale?
Il teatro ha un ruolo primario nelle riflessioni che riguardano l’Est e l’Ovest del mondo, il Nord e il Sud, ed è un motore per lo scambio e il confronto tra i popoli, perché parla dell’originalità di ogni cultura e mette in discussione i concetti di “sviluppati” e “sottosviluppati”, di “cultura dominante” e “cultura dominata”.
Reintegrare il teatro nel corpo sociale significa offrire porzioni di sapere per comprendere la complessità dei fenomeni migratori, dei cittadini immigrati – per lo più di seconda generazione – poiché il processo verso la multiculturalità non è da leggere, come di solito si fa, in termini lineari (cioè di un gruppo minoritario che si adatta a quello maggioritario), ma in termini circolari, relazionali, di reciprocità, per cui entrambe le componenti – gruppi minoritari e società d’accoglienza – vivono un cambiamento che crea intreccio. Un intreccio che non è la semplice somma del vecchio e del nuovo, ma qualcosa di diverso che prima non esisteva.

Un altro importante fenomeno di cui riferire, e che attraversa il nostro progetto artistico, è la presenza delle donne che rappresentano più del 50% del totale degli immigrati arrivati dopo il 1994. Questa ingente presenza, definita come “femminilizzazione della migrazione” fa sì che le donne siano attori chiave di questo processo.
Uomini e donne presentano differenti percorsi migratori e modalità di costruzione della propria vita nel nuovo paese di arrivo, ed è facile vedere come le donne siano sempre più il pilastro sul quale si costruisce la nuova società interculturale.

È in questa direzione che si è sviluppata l’esperienza culturale che accomuna i soggetti che propongono INNESTI, che assegnando alla multiculturalità un valore sociale di ampia portata, hanno deciso di unire competenze e progettualità.
La diaspora, la scrittura della migrazione, gli attraversamenti “identitari”, i differenti modelli di elaborazione artistica e altre suggestioni, hanno segnato in maniera indelebile il percorso di tutti noi, e costituiscono perciò il bagaglio culturale con cui affrontare un nuovo impegno.

 

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