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UTOPIE MIGRANTI

Performance/installazione

Searching for Utopia by Jan Fabre (spiaggia di Nieuwpoort)

 

Testi da

Tommaso Campanella, Françoise Choay, E. M. Cioran

Michel Foucault, Charles Fourier, Sigmund Freud

Karl Mannheim, Thomas More, Elio Pagliarani, Pericle, Platone,

Jean-Jacques Rousseau, William Shakespeare, Burrhus Frederic Skinner

Henry David Thoreau, Alexis de Tocqueville, Oscar Wilde

 

Con

Alberto Beccio Elena Maria Bellini Silvia Bernardi

Loretta Bersani Eleonora Bianchi Mariavittoria Caputo

Monica Casanova Carla Chiarelli Roberta Ciabò

Nicola Ciammarughi Sonia Corrado Paolo Cosenza

Rufin Dho Rossella Di Domenico Greta Grace Di Milia

Kacem El Attoui Walter Fabretto Sara Fenoglio

Valeria Ferrario Anja Grubic Ahmed Hashish

Vanessa Korn Yuri La Cava Lia Marchesini

Paola Massocco Adrian Nicolae Fabrizio Parenti

Manuela Pirella Andrea Primignani Bernardo Scarsi

Gualtiero Scola Nicola Sirtori Davide Sormani

Nadia Sorrentino Alexandra Spica Paolo Tarozzi Verbini

Emanuela Villagrossi Tatiana Winteler

 

Messa in spazio

Valentina Colorni

 

Collaborazione alle ricerche testuali

Marco Càccavo

 

“Direttore d’orchestra”

 Massimiliano Finazzer Flory

 

 

 

Martedì 23 giugno - ore 19.30 | Giovedì 2 luglio - ore 19.00

Cortile di Villa Reale

 

LA PERFORMANCE

 

L’inaugurazione del Festival, martedì 23 giugno nel Cortile di Villa Reale, è affidata alla performance/installazione Utopie migranti. Un reading polifonico che mette assieme pagine scelte tra le opere dei più importanti utopisti, nonché poeti della nostra storia. 

Negli ultimi secoli sono stati elaborati di continuo progetti di Stato perfetto, di città o di società ideali, situati in un "altrove" immaginario. Da quelli di Platone sullo stato perfetto nel dialogo La Repubblica, alla Citta del Sole di Campanella, a Utopia di Thomas More.

L’utopia è uno specchio, è un modello; è avvolgente, fa sognare, è la passione, la tensione emotiva verso una società perfetta di giustizia e uguaglianza, dove l’individualismo scompare, dove non esistono egoismi, dove non c’è la guerra perché non ha ragione di esserci… La mancanza di utopie, fa perdere all’uomo una dimensione creativa essenziale della propria coscienza e della propria esperienza esistenziale, impedisce di pensare al futuro, di agire nel qui e ora del presente per trasformare la realtà attraverso una progettualità che abbia un unitario orizzonte di senso. Nell’attuale contesto storico non sembra esserci spazio alcuno per le utopie; eppure, le sfide all’inizio del terzo millennio, sono altissime: il mondo contemporaneo offre scenari inquietanti e ci chiede di attivare le dinamiche migliori delle nostre comunità per garantirci squarci di speranza e passione tali da mantenere viva l’aspirazione a un mondo più umano, più giusto. E, se è obiettivamente difficile ridisegnare linee su cui proiettare l’utopia possibile, ridefinire i concetti di uomo e cittadino, di umanità e società, di uguaglianza e diversità, di stato sociale e solidarietà, è un tentativo che dovremmo fare.