ROMOLUS –
CORRECT POLITICALLY SHOW

Progetto
a cura di
Outis - Centro Nazionale di Drammaturgia
Contemporanea
Regia Andrei Feraru
Allestimento scenico Patricia Feraru
Dramaturg Tatiana Olear
Drammaturgia Andrei Feraru e
Sara Pessina
Testi Lia Bugnar, Peca Stefan (autori rumeni)
Massimo Bavastro, Ana Candida de Carvalho Carniero, Silvana
Grasso,
Katia Ippaso, Sara Pessina (autori
italiani)
E brani tratti da Anestesia locale di Günther Grass
Traduzioni dal rumeno di Roberto Merlo
Contributi video Andrea Fantasia
Costumi Patricia Feraru
con la collaborazione di Saverio
Assumma, Ilaria Comisso,
Stefania Coretti
e Giusy Gandolfo
Assistente alla regia Sara Pessina
Con Marta Calbi, Nicola Ciammarughi, Paolo Cosenza,
Rufin Doh, Sara Fenoglio,
Maria Concetta Gravagno, Adrian Nicolae, Giorgio Nocerino, Dijana
Pavlovič, Gualtiero Scola,
Nicola Sirtori, Paolo Tarozzi Verbini, Emanuela Villagrossi,
Tatiana Winteler
Da giovedì 25 giugno a sabato 4 luglio 2009 (1 luglio
riposo) – ore 21.30
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea
L’ANTEFATTO
Il
1° novembre 2007, Giovanna Reggiani, 47 anni, viene aggredita e uccisa da
Nicolae Romulus Mailat, 24 anni, gitano rumeno abitante a Roma. L’avvenimento
ha provocato delle reazioni xenofobe, anti-gitani
e più generalmente anti-rumeni, fino all’adozione di una serie di provvedimenti
restrittivi contro gli immigrati, tanto extra-comunitari quanto comunitari.
Queste disposizioni hanno anche favorito massicci rimbarchi di rifugiati
africani e magrebini, avviato un dibattito sul nostro sistema di sicurezza e nuove leggi riguardanti la regolamentazione
dei permessi di soggiorno.
Oggi come un tempo, lo straniero fa ( è ) il male.
Lo spettacolo introduce una riflessione sul senso identitario dei cittadini
italiani, degli stranieri residenti da più o meno tempo e più o meno
assimilati, degli ultimi arrivati, dei rom
nomadi, non per forza anti-stanziali ma
più semplicemente non-stanziali (differenti,
altri, nomadi).
I PERSONAGGI
In ordine di apparizione:
Remus, un giovane gitano nato in Romania
Emilia, una giovane gitana nata in Italia
Scherbaum, un giovane studente
di cinema tedesco
Veronica, una giovane
mediatrice culturale italiana
El ed Ea, una coppia di giovani trentenni rumeni
Un gruppo di giovani
tifosi italiani
Sara, una giornalista italiana
Un comandante del
commissariato di polizia
Un uomo di colore
Un poliziotto
Beatrice, una parrucchiera
italiana
Firu, un famoso calciatore rumeno che gioca in una
squadra italiana
Roma (mitologica)
Coro ed Emicoro
Romolo (mitologico)
Remo (mitologico)
LO SPETTACOLO
L’antefatto, quindi la
cronaca, non è il soggetto vero e proprio dello spettacolo, ma una sorta di leitmotiv
che attraversa tutti i personaggi e le loro storie. C'è chi ne ha solo sentito
parlare; chi era presente al fatto e decide di testimoniare; chi conosceva
l'omicida ma sta in silenzio; chi non vuole nemmeno sentirne parlare mentre
tutti ne parlano; chi cerca di capire come si sono svolte realmente le cose;
chi ne ricerca una versione che crei ascolti; chi vorrebbe vivere in un mondo
migliore e si impegna per questo, e chi da questo vorrebbe creare arte; chi si
trova all'improvviso senza lavoro perché proviene da un paese straniero; chi
subisce violenza in nome della violenza compiuta da altri e chi provoca nuova
violenza in nome della propria identità.
Lo spettacolo segue il
mosaico delle reazioni al fatto e prova a rivelare l’aspetto drammatico dell’escalation irrazionale e della strumentalizzazione.
Le storie private degli italiani giustizialisti e degli stranieri terrorizzati
si sviluppano attraverso risse, aggressioni e una costante alzata di toni da parte dei media televisivi. Tutto è sovrapposto,
parallelo, reale, vissuto dai protagonisti in modo diverso e allo stesso tempo
trasmesso in onda, con le manipolazioni più o meno esplicite della ripresa “in
diretta” e i servizi “ragionevoli” dei giornalisti.
Il tono dello
spettacolo rende conto di questa complessità, mutevole e sorprendente: dal
drammatico e ancora più tragico, al report convenzionale e al giornalismo
sensazionale, dal sobrio al ridicolo, dal caricaturale fino al razzismo.
I personaggi si
modificano creando la propria storia, e con il pretesto della difesa della legittima
“identità italiana” tutti vestono i panni di aggressori/aggrediti,
carnefici/vittime, con l’eccezione dei gitani veri, nomadi e “violenti”,
diversi, capri espiatori. Anche i rumeni sono vittime collaterali, e
rapidamente anche l’uomo di colore.
I personaggi che
provano a spiegarsi o a dialogare falliscono: Scherbaum, Veronica, l’uomo di
colore, Emilia, i giornalisti, la coppia rumena, passano dalle motivazioni
immediate al senso più profondo dei gesti compiuti; loro, testimoni, accumulano
e non fanno che inasprirsi.
Un piccolo “colpo di
scena dentro la scena” racconta il mito di Romolo
e Remo, l’inizio della legge e le regole della stanzialità: la violenza
dell’ uomo stanziale contro il nomade.
Il Romolo del fatto reale diventa il Remo del mito, l’aggressore diviene aggredito.
Ciò che è essenziale
dentro lo spettacolo è la verità delle
posizioni di ognuno: tutti hanno, da un certo punto di vista, ragione e non c’è nessuna risposta a questo circolo vizioso.
All'apice estremo di
tutta questa violenza gli emarginati e
gli impegnati reagiscono, per una
volta, con solidarietà.
Si esce dal teatro per
far ritorno alla vita reale per poi ritornare nuovamente al teatro e alle
regole della manipolazione mediatica.
TESTO E SCRITTURA
Il lavoro di scrittura
comune (ma non collettiva) ha seguito il principio per il quale ogni autore è
partecipe di una “voce” e ha introdotto uno o più personaggi, in connessione
con tutti gli altri.
LE LINGUE
Lo
spettacolo viene recitato in buono e cattivo italiano, rom, rumeno, inglese …
Il
testo si compone di cinque gruppi di voci,
ognuna sostenuta da più personaggi.
a.
Le voci “italiane”: i modi di dire e di assumere
l’autodifesa della propria identità, la politica “di essere in casa propria”,
compresa dagli immigrati ormai assimilati e divenuti italiani.
b.
Le voci “rom”: il nomadismo, l’identità dell’essere “rom”
e “rumeno” (o entrambi...) il guadagno (facile?), la violenza, l’invidia, la
paura, il rapporto con gli stanziali.
c.
Le voci “rumene”: la coppia che racconta il vissuto
dell’immigrato, la difficoltà di assumere la propria identità rumena
all’interno della confusione con i “rom”.
a.
Le voci “internazionaliste” e impegnate: Scherbaum e Veronica, i cui tratti caratteriali sono
presi direttamente da Anestesia Locale di
Günther Grass,
b.
La voce “mitica” che racconta la storia dei due fratelli Romolo e Remo (Romulus e Remus in rumeno), del teatro dentro il teatro, una favola
quasi “brechtiana” con tre personaggi.